Le indagini sul Centro per i disturbi alimentari dell’Ospedale San Carlo di Potenza sono state lunghe e macchinose. Fra i diversi procedimenti giudiziari, i più importanti sono due: il primo curato dal Pm Henry John Woodcock (indagine della Guardia di Finanza), il secondo dal Pm Claudia De Luca (indagine dei Carabinieri).
A conclusione delle udienze preliminari relative al primo procedimento,
la psicologa dirigente del Centro ospedaliero, Giovanna Viggiano, e altre
sei persone, fra cui i responsabili dell’Associazione Jonathan che
organizzava l'accoglienza, sono state tutte rinviate a giudizio lo scorso
mese di marzo.
Il processo doveva iniziare il 18 giugno, ma l’udienza è
stata rinviata ai primi di ottobre: sarà questo l’ultimo
giorno utile per le persone che, ritenendo di aver subito un danno, volessero
costituirsi “parte civile” per ottenere un risarcimento dai
responsabili. E mentre a Potenza il Centro ospedaliero chiudeva nel 2004,
la dottoressa Viggiano continuava la sua attività professionale
nella Asl di Bari, precisamente a Gravina, dove qualcuno ha cercato di
promuovere finanche una raccolta di firme on-line a sostegno della psicologa
perchè, secondo quanto scrive il promotore stesso nel sito www.firmiamo.it,
sarebbe stata sospesa ingiustamente dal servizio. Qualcosa di simile avvenne
a Potenza, quando si mobilitarono diverse famiglie e pazienti agguerrite,
aderenti all’associazione Jonathan, per opporsi prima alla riorganizzazione,
poi alla chiusura del Centro ospedaliero, e un'altra volta nel 2005, quando,
dopo l’arresto della stessa psicologa, sette ex pazienti o pazienti
seguaci inviarono una lettera aperta ai quotidiani locali per difenderla
a spada tratta, affermando:
“Ci ha salvato la vita!”.