L'Ospedale San Carlo di Potenza

 

 

 

Il logo del Forum Crisalide

 

 

 

 

 

 

 

Il Pm che ha curato le indagini a Potenza, John Henry Woodcock

 

Curavano l’anoressia,
ora sono accusati per diversi reati

Situazione denunciata anni addietro dal presidente dell'Associazione Tutor

Como-Potenza - 10 Settembre 2007

Nessuno si è accorto dell’analogia.
Nel 2005 è finito sotto inchiesta il Centro per la cura dei disturbi del comportamento alimentare dell’Ospedale San Carlo di Potenza, oggi accade lo stesso a due importanti cliniche private messe sotto sequestro dalla magistratura: Cascina Respaù di Como e SanaVita del Canton Ticino (Svizzera).
In tutte e tre si curava anoressia e bulimia secondo il metodo ideato da Waldo Bernasconi, che ora è indagato, insieme ai suoi collaboratori, per associazione a delinquere finalizzata alla truffa.
La Guardia di Finanza, coordinata dal Pm Mariano Fadda della Procura di Como, accusa il «professor» Bernasconi anche di violenza e di esercizio abusivo della professione, perché a quanto pare non sarebbe in possesso dei titoli necessari per fare lo psicoterapeuta.
L’inchiesta è iniziata dopo la scoperta di drammatiche testimonianze scritte nel diario di una paziente della clinica SanaVita, Daniela Serafinelli, che si è poi suicidata. Anche Piero Billari, stretto collaboratore di Bernasconi, sarebbe indagato dalla Procura di Como e ancor prima dalla Procura di Verbania per reati simili.
L’organizzazione era nota in Italia sotto il nome di Forum Crisalide, un’associazione “no-profit” che pubblicizzava un numero verde per offrire assistenza alle persone affette da anoressia e bulimia.
Chi si rivolgeva al Forum Crisalide veniva poi indirizzato alle case di cura che adottavano il metodo di Bernasconi.
Ma a prescindere dai reati contestati, è in discussione proprio il metodo. Secondo lo psichiatra Alessandro Meluzzi – intervistato dal Corriere della Sera – il metodo di Bernasconi è privo di credenziali scientifiche valide. Anche il Centro DCA dell’Ospedale San Carlo di Potenza, che dal 1998 al 2004 ha curato diverse centinaia di pazienti provenienti da ogni parte d’Italia, si ispirava al metodo neoreichiano ideato da Bernasconi. L’ospedale offriva il day-hospital senza posti letto, mentre le pazienti alloggiavano in diverse case private gestite dalla controversa Associazione Jonathan di Potenza. Proprio in una di queste abitazioni, in Via Mazzini, è avvenuto il suicidio di Annarita Ferrarini nel 2002. Quando l’Azienda ospedaliera nel 2003 ha cercato di riorganizzare il Centro c’è stata una polemica pubblica per la difesa del metodo “svizzero” utilizzato fino a quel momento, tanto è vero che un consigliere della Regione Basilicata ha fatto un’interrogazione all’Assessore alla sanità per conoscere i motivi per cui si stava modificando il protocollo terapeutico, preoccupato perché in tal modo non si sarebbe più attuato il metodo originale ideato da Bernasconi. L’Azienda Ospedaliera San Carlo ha pertanto continuato ad applicare il metodo fino alla fine chiedendo la consulenza e la presenza del «professor» Bernasconi a Potenza, ma poi è stata istituita una Commissione interna d’inchiesta ed è stato chiuso definitivamente il reparto nel 2004, mentre sul caso indagava il Pm John Henry Woodcock. Diverse denunce ed esposti sono stati fatti, a partire dal 2003, dal presidente dell’Associazione Tutor, Dino Potenza, anche in qualità di membro del Comitato Regionale dei Consumatori e degli Utenti della Regione Basilicata e presidente dell’A.C.U. della Basilicata (Associazione Consumatori Utenti), legittimato - pertanto - ad agire a tutela degli interessi collettivi.
Ora la Guardia di Finanza di Como ha messo a disposizione il numero telefonico 331-4616006 per le persone che si erano rivolte al Forum Crisalide e desiderano raccontare fatti utili all'indagine o che ritengono di essere state truffate.
Sono circa trenta le denunce già presentate da ex-pazienti curate con il metodo di Bernasconi.
E’ disponibile anche il Centro d’ascolto dell’associazione Tutor per le vittime della manipolazione mentale, chiamando al numero 3404055019 o scrivendo qui .

Articolo da scaricare (file PDF):
Quotidiano della Basilicata (7 Aprile 2005)

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