Condanna a morte per un membro della Setta Aun Shinrikyo

Tokio - 7 aprile 2005

A dieci anni dalla strage nella metropolitana di Tokyo, avvenuta il 20 marzo 1995, utilizzando gas nervino, arriva la condanna a morte per uno dei leader della setta della “Suprema Verità” (Aun Shinrikyo), responsabile dell’attentato. La Corte Suprema giapponese ha confermato, a conclusione dei tre gradi di processo, il verdetto di impiccagione per Kazuaki Okazaki, 44 anni, riconosciuto colpevole di aver ucciso nel 1989 la famiglia dell'avvocato Tsutsumi Sakamoto, che stava indagando sulle attivita' criminali di Shoko Asahara, leader della setta. Sempre nel 1989, avrebbe ucciso un giovane adepto, Shuji Taguchi, 21 anni, intenzionato ad abbandonare la setta. Okazaki aveva abbandonato la setta nel 1990, dopo aver rapito e ucciso il giovane avvocato Sakamoto, 33 anni, la moglie e il figlioletto di un anno. Altri dodici militanti della stessa setta sono stati condannati a morte in primo e secondo grado per i reati culminati nella strage della metropolitana, che provocò dodici morti e oltre 5.000 feriti. Il santone Asahara, il cui vero nome è Chizuo Matsumoto, è stato condannato a morte in primo grado il 27 febbraio 2004. In Giappone esistono molte altre sette che, pur senza commettere omicidi o reati tanto efferati, si macchiano di crimini di ogni genere. Il capo della “Chiesa centrale del Santo Dio” Tamotsu Kim, 61 anni, è stato arrestato dalla polizia di Kyoto per ripetute violenze sessuali su un bambina ed è sospettato di abusi su almeno altre dieci fedeli minorenni. Lo hanno reso noto fonti di polizia rivelando anche l’arresto di una diretta collaboratrice del “pastore”, Yumie Kumagai, 38 anni, accusata di aver schiaffeggiato due ragazze per aver rifiutato di partecipare ad una riunione di preghiera. La “Chiesa centrale del Santo Dio” è stata approvata nel 1987 come gruppo religioso dalla prefettura di Kyoto.



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