Il corridoio del ''Centro per i disturbi del comportamento alimentare'' dell'Ospedale di Potenza, successivamente chiuso

Truffa e violenza: arrestata psicologa a Potenza

Potenza - 6 Aprile 2005

Era responsabile del Centro per i disturbi d’ansia e del comportamento alimentare (anoressia e bulimia) dell’Ospedale San Carlo di Potenza. La psicologa Maria Giovanna Viggiano, 41 anni, di Potenza, ora deve rispondere di gravi accuse: circonvenzione di incapace, violenza privata, truffa aggravata, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, e morte come conseguenza di un altro delitto. Sulla vicenda c’è il massimo riserbo, infatti l’arresto è stato eseguito il giorno 1 aprile ma la notizia è trapelata solo oggi, dopo che la psicologa è stata interrogata dal Giudice per le indagini preliminari Rocco Pavese, che ha emesso l'ordinanza di custodia cautelare per la psicologa e per una infermiera che prestava servizio nello stesso Centro dell’Ospedale di Potenza. Oltre Maria Giovanna Viggiano, ora agli arresti domiciliari, sono indagate altre due persone. L’indagine della Guardia di Finanza di Potenza, coordinata dal pubblico ministero Henry John Woodcock, ha messo in luce un’organizzazione capeggiata dalla psicologa, che operava sia all’interno sia all’esterno dell’ospedale, attraverso l’associazione “Jonathan” che gestiva strutture residenziali per i pazienti. La psicologa e psicoterapeuta Maria Giovanna Viggiano avrebbe ottenuto denaro da una paziente e avrebbe imposto metodi violenti ai ricoverati. Il Pm aveva ipotizzato anche il reato di omicidio colposo, poi modificato dal Gip, per il suicidio di una donna, A.F., della provincia di Potenza, avvenuto nel 2002 in una delle residenze private gestite dall’organizzazione, in via Mazzini a Potenza. Con le indagini, iniziate nel 2003, si è scoperto un traffico illecito di farmaci prelevati dalla farmacia dell'ospedale e utilizzati in alcuni centri privati per curare persone affette da disturbi del comportamento alimentare. Da quanto si è appreso, Viggiano con la complicità dell’infermiera si faceva consegnare i medicinali dalla farmacia dell'ospedale e li utilizzava nei centri privati, pur non essendo medico.


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