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MANIPOLAZIONE MENTALE (PLAGIO)

E'
ormai noto che i manipolatori mentali si servono di tecniche psicologiche
subdole e sofisticate, spesso abbinate alla somministrazione di sostanze
chimiche (come allucinogeni, droghe, psicofarmaci "depersonalizzanti",
eccetera), come dimostrano gli studi compiuti da Margareth Singer, G.
De Gennaro, M. Gullotta, Jania Lalich e gli scritti di Randall Watters,
G. Flick, Ted Patrick.
Ma è sbagliato pensare che il plagio avviene solo nelle sette organizzate. Può verificarsi anche in un piccolo gruppo deviato, nella coppia, o addirittura in famiglia.
Secondo
lo psicologo Steven Hassan, il controllo mentale può essere compreso
analizzando le tre componenti descritte dallo psicologo Leon Festinger.
Si tratta del controllo del comportamento, controllo dei pensieri e
controllo delle emozioni. Ogni componente influenza profondamente le
altre: modificandone una anche le altre tenderanno a cambiare. Se si
riesce a cambiarle tutte e tre, l'individuo sarà spazzato via
(tratto dal libro Releasing the Bonds).
Controllo
del comportamento
Il controllo del comportamento è ciò che regola la realtà
fisica di un individuo. Include il controllo del contesto in cui si
trova, vale a dire dove abita, quali vestiti indossa, che cibo mangia,
quanto dorme, come pure il suo lavoro, le abitudini e le altre attività.
In alcuni dei gruppi più restrittivi i membri devono chiedere
il permesso per qualsiasi cosa. A volte l'individuo viene reso dipendente
dal punto di vista finanziario cosicché la sua facoltà
di scelta comportamentale si restringe. Un adepto deve chiedere i soldi
per il biglietto dell'autobus o per comprarsi i vestiti, o il permesso
per recarsi dal medico. Il seguace deve essere autorizzato a telefonare
a un amico o a un parente fuori dal gruppo e deve rendere conto di ogni
ora della sua giornata. In questo modo il gruppo può tenere saldamente
le redini del suo comportamento e controllarne anche pensieri ed emozioni.
Il comportamento individuale è spesso assoggettato alla richiesta
di eseguire in gruppo ciascuna azione. In molte sette le persone mangiano
assieme, lavorano assieme, partecipano a riunioni di gruppo e talvolta
dormono nella stessa casa. L'individualismo è disincentivato.
Ognuno vede assegnarsi degli "amici" fissi. La struttura del comando
è autoritaria: il processo decisionale parte dal capo e, passando
per i luogotenenti, arriva ai diretti inferiori fino ai ranghi più
bassi. In un ambiente così strutturato, tutti i comportamenti
possono essere premiati o puniti.
Controllo
del pensiero
Il controllo del pensiero, la seconda importante componente del controllo
mentale, prevede l'indottrinamento dei membri in maniera così
pervasiva da far loro interiorizzare la dottrina del gruppo. Per diventare
un buon seguace una persona deve prima imparare a manipolare i propri
processi mentali. Tutto ciò che è buono si incarna nel
leader e nel suo gruppo. Tutto ciò che è cattivo è
nel mondo esterno. I gruppi più totalitari dichiarano che la
loro dottrina è stata scientificamente dimostrata. La dottrina
sostiene di poter esaudire tutte le domande, di rispondere a tutti i
problemi e a tutte le situazioni. Un altro aspetto chiave del controllo
del pensiero prevede l'addestramento specifico dei soggetti a bloccare
e respingere qualsivoglia informazione critica nei confronti del gruppo.
I basilari meccanismi di difesa di una persona vengono confusi a tal
punto da farla arrivare a difendere l'identità acquisita nel
culto a scapito dell'identità originaria, che soccomberà
nello scontro. Se un'informazione trasmessa al membro di un culto viene
percepita come attacco al capo, alla dottrina o al gruppo stesso, per
tutta risposta viene immediatamente eretto un muro di ostilità.
Controllo
delle emozioni
Il controllo delle emozioni, la terza componente del controllo mentale,
mira a manipolare e limitare la sfera dei sentimenti. Sensi di colpa
e paura sono gli strumenti impiegati per tenere le persone sotto controllo.
Il senso di colpa è forse l'unica e più importante leva
emozionale capace di indurre conformismo e accondiscendenza. La maggior
parte degli affiliati non è affatto consapevole che i sensi di
colpa e le paure vengono usati al fine di controllarli: sono stati condizionati
a colpevolizzare sempre e soltanto se stessi, quindi rispondono con
gratitudine ogni qual volta si fa loro notare una "mancanza". La paura
mira a tenere unito il gruppo: un modo è la creazione di un nemico
esterno che ti perseguita. Molti gruppi esercitano un controllo completo
sulle relazioni interpersonali. I capi dicono ai membri chi devono frequentare
e chi evitare. Alcuni leader di setta arrivano a indicare ai propri
affiliati chi possono sposare e chi no. La confessione di peccati commessi
nel passato o di comportamenti errati è anch'esso un potente
mezzo per il controllo delle emozioni. Ma la tecnica più potente
per il controllo emozionale è l'induzione di fobie. Si tratta,
in sostanza, di indurre una reazione di paura alla sola idea di abbandonare
il gruppo. È impossibile per un seguace ben indottrinato sentirsi
al sicuro fuori dal gruppo. Se un gruppo riesce ad avere pieno controllo
sulle emozioni di una persona, riuscirà a controllarne anche
pensieri e azioni.
Controllo
dell'informazione
Il controllo dell'informazione è l'ultima componente del controllo
mentale. L'informazione è il carburante che usiamo per il buon
funzionamento della nostra mente. Se a una persona viene negata l'informazione
necessaria a formulare giudizi fondati, non sarà più in
grado di formarsi opinioni proprie.
Le
persone rimangono intrappolate nelle sette non solo perché viene
loro negato l'accesso a informazioni di carattere critico, ma anche
perché vengono a mancare quegli appropriati meccanismi interni
che servono a elaborarle. Tale controllo dell'informazione ha un impatto
drammatico e devastante. In molte sette le persone hanno un accesso
limitato ai mezzi d'informazione (giornali, riviste, televisione o radio)
che non siano di pertinenza del gruppo. Ciò si ottiene anche
impegnando i membri al punto da non avere tempo da dedicare ad altro.
Il controllo dell'informazione avviene a tutti i livelli relazionali.
Non sono permesse conversazioni critiche nei confronti dei capi e dell'organizzazione.
I seguaci devono spiarsi a vicenda e riportare immediatamente ai leader
attività improprie e critiche. Ai nuovi adepti non è consentito
comunicare tra loro, se non alla presenza di un membro anziano. E, cosa
più importante, viene proibito loro di avere contatti con chi
è critico nei confronti della setta. Comportamento e pensiero,
emozioni e informazioni, ogni forma di controllo ha grande potere sulla
mente umana. Insieme formano una rete totalizzante che può manipolare
anche le persone più forti. Di fatto, sono proprio gli individui
più forti a trasformarsi in membri più devoti e coinvolti.
Nessun gruppo mette in atto tutte queste tecniche insieme, ma senz'altro
sono le pratiche più diffuse nell'ambito di ciascuna componente
del controllo mentale, poiché esistono anche altri metodi in
uso in certe sette.
La
riforma del pensiero secondo Singer
Negli Anni '50, la psicologa del Walter Reed Army Hospital, Margaret
Singer, ha studiato gli effetti del controllo mentale settario.
Singer
ha riassunto cinquant'anni del suo lavoro nel libro Cults in Our Midst,
in cui spiega le sei condizioni per ottenere la riforma del pensiero:
1. acquisire il controllo sul tempo personale individuale,
in particolare quello dedicato alla riflessione e all'ambiente fisico;
2. Creare senso di impotenza, paura e dipendenza, fornendo
contemporaneamente modelli del comportamento che la leadership vuole
produrre;
3. premi, punizioni ed esperienze al fine di sopprimere
precedenti comportamenti e atteggiamenti sociali, compreso l'utilizzo
di stati alterati di coscienza;
4. manipolazione di premi, punizioni ed esperienze
per provocare comportamenti e atteggiamenti voluti dalla leadership.
5. creazione di un sistema controllato, in cui chi
dissente viene fatto sentire come se i suoi interrogativi indicassero
che esiste qualcosa di intrinsecamente sbagliato in lui.
6. mantenere i membri inconsapevoli e non informati
sul fatto che esiste un piano per controllarli e modificarli.
Secondo
la dottoressa Singer, l'individuo crede di prendere decisioni autonome
quando in realtà è socialmente influenzato a disinserire
la mente critica e la capacità di prendere decisioni indipendenti.
Nel giro di breve tempo le reclute immerse nel nuovo ambiente iniziano
a pensare in modo diverso senza rendersene conto. Le sette giocano su
normali sentimenti di ambivalenza, cosa facile con i giovani che hanno
meno esperienza di vita. Ad esempio, è quasi impossibile che
adolescenti e giovani adulti non abbiano sentimenti contrastanti nei
confronti dei genitori. Anche la madre o il padre più amati hanno
avuto scontri con i figli che lasciano ricordi di rabbia o delusione,
e la maggioranza dei genitori ha almeno qualche abitudine o peculiarità
irritante. Molte sette si preoccupano di battere su questi sentimenti
irrisolti e li sfruttano per legare i membri
al gruppo. Oltre ad essere indotti a condannare famiglia e relazioni
personali, vengono portati a credere che essi stessi erano "persone
cattive" prima di entrare nel gruppo.
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